Problemi di parcheggio? Grazie allo smart parking sarà solo un vecchio incubo. Intervista all’Alumnus Andrea Fossati – Co-Founder & CEO di Parquery AG

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AlumniPolimi Management Consulting incontra Andrea Fossati, laureato al Politecnico di Milano in Ing. Informatica, oggi Co-Founder & CEO presso Parquery AG, la startup con la missione di aiutare i cittadini nella ricerca del parcheggio pubblico in modo da indirizzarli verso i posti liberi riducendo il tempo della ricerca, e dunque della loro permanenza sulle strade.

APMC – Prima di entrare nel tema startup, potresti raccontarci brevemente il tuo percorso professionale e come il Politecnico ha influenzato la tua crescita professionale?

AF – Direi che il Politecnico è stato all’origine del percorso che mi ha portato a fondare Parquery. Durante l’ultimo anno di laurea specialistica, ho scelto di frequentare il Master in Computer Science in collaborazione con la University of Illinois at Chicago; durante il semestre passato a Chicago ho avuto modo di frequentare anche un corso di Computer Vision e mi si e aperto un mondo, fino a quel momento pressoché ignoto. Appena rientrato a Milano, prima ancora di cominciare la tesi di laurea specialistica ho inviato una mail al Prof. Pascal Fua dell’EPFL per chiedere la disponibilità di un dottorato di ricerca in Computer Vision. Perché proprio l’EPFL: cercavo un posto non lontano dall’Italia, con una buona reputazione nel mondo accademico europeo e globale, un network solido sia con altre università sia con il mondo imprenditoriale e un corpo docente dinamico e internazionale. Devo dire che Losanna ha soddisfatto (e spesso superato) tutte le aspettative, sono stati 4 anni intensi ma dalle grandi soddisfazioni, grazie anche alle conoscenze acquisite al Politecnico che a Losanna hanno trovato il loro naturale completamento.  
A giugno 2010 discuto la tesi di dottorato a Losanna; non faccio in tempo a traslocare da Losanna a Legnano e a partire in vacanza per la Croazia che ricevo una mail dal Prof. Luc Van Gool dell’ETH: voleva sapere se ero interessato a fare un Post Doc a Zurigo, presso il loro Computer Vision Laboratory. Ho accettato senza pensarci un attimo, era un’occasione troppo importante per completare il mio background in Computer Vision.

APMC – Dopo un PhD ed un Post Doc in due delle più prestigiose scuole di ingegneria europee, cosa ti ha portato a fondare una startup e cosa ti ha attratto di questa sfida?

AF – Dopo oltre 8 anni “in accademia” volevo passare dalla teoria alla pratica, cercando di mettere le conoscenze acquisite in quegli anni a disposizione della vita quotidiana. E in effetti, Parquery è nata da una discussione abbastanza tipica con la mia collega (e CTO di Parquery) Angela Yao, quella sulla difficoltà di trovare parcheggi nel quartiere universitario (che a Zurigo comprende ETH e Università di Zurigo e occupa una parte rilevante al limitare del centro storico).

APMC – Hai mai valutato di fare un’esperienza in consulenza? Se ti è capitato di lavorare con consulenti, pensi che un consulente manageriale può portare valore in una startup e in quali competenze può avere una marcia in più?

AF – Da neolaureato entrare in consulenza mi e sembrato prematuro e, per certi versi, riduttivo. Avevo appena “scoperto” l’intelligenza artificiale, una materia che lasciava intravedere svariate possibilità di sviluppo e utilizzo, mi è sembrato naturale continuare a “studiare”.
Dei consulenti che ci assistono in Parquery ammiro l’abilità che hanno nel coniugare la lettura delle aspettative di mercati, clienti e investitori con la conoscenza di un settore altamente tecnico come il nostro e di convertire tutto questo in comportamenti aziendali efficaci. Ecco, se dovessi immaginarmi nei panni di un consulente manageriale questo sarebbe il mio ideale.

APMC – Come descriveresti la situazione italiana per il mondo delle startup? E invece quella europea? Quali sono le maggiori differenze tra queste due realtà e secondo te quanta strada c’è ancora da fare per raggiungere un allineamento?

AF – Detto sinceramente, non ho molto chiara al momento la situazione startup in Italia. Quello che so però, che rimane valido anche a livello accademico, è la difficoltà nell’attirare persone valide da altri parti del mondo, che è invece uno dei punti di forza dell’ecosistema startup di Zurigo. Poi è evidente comunque che ogni realtà fa storia a se, e credo fermamente che si possa fondare una startup di successo a prescindere da dove ci si trovi. Detto ciò sono comunque orgoglioso del fatto che più della metà degli investimenti fatti in Parquery provengano da investitori Italiani.

APMC – Parquery AG è stata fondata ed ha sede a Zurigo. Come mai avete scelto la Svizzera per avviare questo ambizioso progetto? Avete mai pensato di avviare l’attività in Italia?

AF – Al pari di altre startup Parquery è nata come spin-off dell’ETH. Si tratta di un modello molto efficiente, perché da un lato libera le startup da alcuni oneri che, pur se necessari a cominciare un’attività d’impresa, gravano da subito sulla liquidità ed il bilancio della stessa: ad esempio, per il primo anno di attività l’ETH ci ha consentito di continuare ad utilizzare il nostro vecchio ufficio all’interno del laboratorio e, dopo il trasferimento, per un anno abbiamo potuto continuare ad utilizzare i server dell’ETH per supportare l’attività delle nostre telecamere.  Inoltre, se consideriamo che al programma spin-off possono accedervi solo società il cui business si fonda sull’impiego di tecnologie sviluppate all’interno dell’ETH, l’università stessa trae beneficio dal lavoro svolto dalle startup.

APMC – Secondo te in cosa sono da ricercare le ragioni per cui in Italia non si riesce a raggiungere una massa critica di finanziatori per il mondo delle startup?

AF – Forse l’esistenza di troppi finanziatori “d’avventura”, o ancora meglio di pochi finanziatori “qualificati”. Chi investe in una startup pensando di uscirne in 1, 2 o 3 anni con guadagni elevati commette a mio avviso un errore. Mi sembra manchi una visione di lungo periodo. Nella maggior parte dei casi una startup non si risolve nella semplice creazione di una app che totalizza centinaia di download in poco tempo: l’obiettivo per un finanziatore deve essere la tecnologia che sta dietro a quella app e come questa tecnologia può evolversi o integrarsi in sistemi, prodotti o tecnologie già esistenti.
E, infine, l’equazione startup – nuove tecnologie è estremamente riduttiva: ci sono società che stanno rivoluzionando l’agricoltura, la medicina, la meccanica. Diversificare resta la chiave per proteggere i propri investimenti.

APMC – Quali sono le caratteristiche che deve avere una startup per poter avere successo? (grado di innovatività, profilo di rischio, grado di maturità, etc.)

AF – Come detto alla domanda precedente, è importante avere una visione di lungo periodo. “Fondare una startup” e diventato un trend, un qualcosa che tutti vogliono fare per essere al passo con i tempi. Molti però si dimenticano che una startup è comunque un’azienda, come lo erano quelle nate negli anni del boom economico degli Anni 60 e come lo sono ad oggi Google, Amazon, LinkedIn. Una startup può nascere da una app di successo, ma creare una app di successo non crea automaticamente una startup.

Parquery AG: modello operativo, revenue streams, investitori e team di sviluppo

APMC – Qual è il modello operativo adottato da Parquery AG e come gestite in maniera sostenibile la struttura di costi? Quali sono le vostre peculiarità e punti di forza?

AF – Una peculiarità che è anche un punto di forza è la multiculturalità: nel nostro ufficio si parlano una dozzina di lingue (compresi croato, mandarino e creolo) e sono rappresentate 6 nazionalità e altrettanti percorsi formativi. La flessibilità ottenuta attraverso contratti a tempo parziale e home office è un altro elemento che contribuisce a fare di Parquery una realtà dinamica.

APMC – Quali sono invece i vostri revenue streams? In che modo riuscite ad essere profittevoli?

AF – Siamo ancora troppo giovani per essere profittevoli! L’obiettivo e raggiungere il break/even nel 2018, nel 4° anno di vita della società. La nostra pipeline cresce ogni giorno e l’interesse da parte di potenziali nuovi partner anche, il che fan ben sperare per il raggiungimento di questo ambizioso obiettivo.

APMC – Parquery AG ha sia partner commerciali che istituzionali. Avete anche investitori privati che supportano il vostro progetto? Se si, che tipi di investitori puntano su di voi?

AF – Ad oggi abbiamo una compagine societaria variegata, con investitori strategici come Hectronic GmbH (gruppo tedesco all’avanguardia nell’offerta di soluzioni per i settori parking e refueling) e società di investimento e familiy office come Momenta PartnersRancilio Cube e Strowlers Ventures. A questi si affiancano business angels e investitori privati già attivi in altre startup tecnologiche.

APMC – Se non andiamo errati, il vostro team ad oggi conta 7 persone. Per chi è attratto da situazioni simili, quali sono le difficoltà e quali invece i potenziali benefici di lavorare in una realtà così piccola?

AF – Il conteggio è giusto, anche se da novembre saremo in 9. Lavorare in una realtà piccola come la nostra offre diversi benefici. Per uno studente o un neolaureato è un’occasione per sperimentare il mondo del lavoro da un punto di visto operativo, spesso assumendo responsabilità diretta nello svolgimento delle attività quotidiane. Per un lavoratore con esperienza è invece la possibilità di svolgere le attività che più lo interessano, senza la pressione della gerarchia (spesso poco flessibile) che caratterizza realtà aziendali più grandi.
Venendo da una realtà aziendale più grande si possono incontrare difficolta proprio per l’organizzazione più snella: non ci sono segretarie, non c’è un capo a cui riportare i propri progressi e che imposta i ritmi di lavoro.  

APMC – Quanto è importante condividere un obiettivo comune per crescere in questo settore? Come viene misurato il raggiungimento degli obiettivi?

AF – Credo fermamente che una delle componenti decisive di una startup sia il team, che idealmente dovrebbe avere un giusto mix tra competenze tecniche, coesione a livello caratteriale e soprattutto unità di intenti. Noi a Parquery stiamo lavorando in questa direzione, e gli obiettivi che ci poniamo, oltre a quelli di carattere puramente commerciale (nel nostro caso il numero di telecamere connesse al nostro software e di parcheggi analizzati), sono proprio in relazione a quanto riusciamo a crescere a livello numerico senza mai perdere di vista coesione e unità di intenti.

APMC – A settembre festeggiate i primi 3 anni di Parquery AG, qual è il bilancio di questa avventura? Se tornassi indietro, rifaresti la stessa scelta?

AF – Assolutamente sì, sono sempre più convinto della mia scelta. A parziale conferma di questo, cito un dato: a luglio abbiamo pubblicato un annuncio sul nostro profilo LinkedIn e su siti come Indeed per assumere collaboratori con esperienza nella programmazione e nel commerciale e in meno di una settimana abbiamo ricevuto oltre 10 curriculum vitae e una dozzina di e-mail con richiesta di informazioni. Non pensavamo di essere già cosi interessanti!

APMC – Cosa consiglieresti a chi come te vorrebbe intraprendere questo percorso?

AF – Se si ha fiducia nella propria idea, buttarsi senza rimandare troppo. L’economia attuale viaggia veloce, l’idea che hai oggi potrebbe essere ampliata e immessa sul mercato da qualcun altro in poco tempo, lasciandoti fuori dai giochi.
Come sottolineato in precedenza, bisogna avere pazienza e costanza, soprattutto quando i risultati sembrano tardare. E bisogna avere anche costanza, nel partecipare a fiere, concorsi ed eventi che possono arricchire il proprio network e iniziano a far girare il vostro nome.