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Stefania Redondi

Sono Stefania e sono architetto, sempre, comunque e con passione.

Faccio parte di quella schiera di laureati, e mi riferisco soprattutto agli architetti, che ogni giorno svolgono il proprio lavoro con dedizione e professionalità senza smettere di crederci, anche quando il contesto e le modalità in cui oggi si è costretti ad operare porterebbero verso la scelta di abbandonare la strada intrapresa con fatica e impegno, a partire dal Corso di Studi.

Sin da piccola, quando la sera mi capitava di viaggiare in macchina con i miei genitori, mi veniva spontaneo guardare dietro le finestre illuminate, ero attirata dallo scoprire lo stile dei lampadari appesi, il colore delle pareti, e le stanze nascoste dai tendaggi.
Non avrei mai potuto fare un lavoro diverso da questo.

Così, approdata al Politecnico di Milano Bovisa, mi laureo in Architettura nel 2003.
Intraprendo immediatamente il mio percorso lavorativo, collaborando con studi di architettura in Milano che mi hanno dato l’opportunità di affrontare il progetto a 360° e in diverse aree tematiche.

Le esperienze più importanti sono la collaborazione, in diversi studi di architettura, alla progettazione di un albergo nel Monferrato per le Olimpiadi di Torino 2006 e la collaborazione al progetto di Restauro dei Caselli di Porta Garibaldi a Milano per l’azienda Tecno SPA.
Nel 2009 l’importante decisione di fondare insieme all’architetto Fabio D’Antico (anche lui laureato al Poli) lo studio MOAD “Marriage of architecture and design”.
Nel significato del nome le intenzioni di lavoro si fondono con quelle di vita.

Lo studio ha come obiettivo quello di seguire il progetto di architettura e design in tutte le sue fasi, dall’ideazione alla realizzazione e di operare in diversi ambiti tematici:  residenziale, commerciale e terziario.

La filosofia dello studio MOAD si basa su tre principi ritenuti fondamentali:
‐L’impegno a fornire molteplici servizi a corredo della progettazione per lo sviluppo completo della commessa;
L’estensione del proprio raggio d’azione, il più possibile in Italia ma anche all’estero; ad oggi MOAD annovera commesse in diverse città italiane come Milano, Vigevano, Cremona, Genova ma anche a Dallas in Texas con un progetto di showroom d’abbigliamento.
‐L’intenzione di mantenere una struttura di studio leggera, sfruttando le potenzialità offerte dal fare rete con altri colleghi professionisti attivi su servizi complementari a quelli offerti da MOAD.

MOAD_Stefania_Redondi

Da questa intenzione nasce MOAD LAB per la condivisione di commesse e la partecipazione a concorsi di architettura, urbanistica e design; questo modo di agire ha portato, ad esempio, alla formazione di una partnership con dei professionisti siciliani, tra cui un garden designer, per la creazione di uno studio “in cloud” di progettazione di spazi verdi.

Ad oggi, come professionista posso dirmi soddisfatta di tutte le sfide finora affrontate e di questa avventura intrapresa con lo studio MOAD.
I progetti del momento sono il restyling di un importante showroom in Vigevano e la progettazione di una villa ex novo sempre nel pavese…
sperando che la passione per questa professione e l’impegno quotidianamente profuso per svolgerla, possano portare lontano.

Essere Architetto oggi: una professione complessa.

Al giorno d’oggi la figura dell’architetto soffre la concorrenza tra la forte offerta di professionisti presenti sul mercato e il calo della domanda, soffre la sovrapposizione di competenze con altre figure professionali laureate e non dell’area tecnica, soffre la mancanza di informazione circa la figura dell’architetto e l’impoverimento culturale della professione.

Per queste problematiche, l’unica soluzione che mi sembra possibile è il lavorare ogni giorno per elevare la propria professionalità; la soluzione non è appiattirsi nella massa dei servizi offerti ma ricercare e migliorare sempre per cercare di emergere.
Altri innumerevoli ostacoli sono posti sia dal punto di vista economico che da quello professionale dagli organi di Governo. Al momento non vedo soluzioni da questo punto di vista.

Due suggerimenti che vorrei offrire ai Neolaurerati che vogliono intraprendere questa affascinante ma difficile professione.

  1. Cercate di intraprendere il prima possibile la carriera in uno studio che possa offrire il lavoro completo sul campo, dalla progettazione al cantiere;
  2. Se l’intenzione è di operare nel mondo dell’architettura come libero professionista, ogni terreno può essere quello buono.
    Qualora si prediligesse il lavoro all’interno di uno studio, consiglio vivamente di rivolgervi all’estero, dove il lavoro dell’architetto viene maggiormente valorizzato e soprattutto, dove la posizione dell’architetto dipendente è pienamente riconosciuta con i suoi doveri ma anche con i suoi diritti.

Una parentesi sul passato politecnico!

Il ricordo più bello del Politecnico è senz’altro legato alle persone, al professore di storia dell’architettura Luciano Patetta, al professore di progettazione urbanistica Giancarlo Consonni e a certi legami forti di collaborazione ma soprattutto di amicizia con alcuni compagni di corso.

Perché, in fondo, il lavoro dell’Architetto Polimi si basa e si sviluppa sulle relazioni umane e sulla collaborazione.

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