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La nazionale italiana di hockey in carrozzina elettrica conquista uno storico successo ai campionati europei svolti in Olanda, vincendo la prima medaglia della storia della federazione italiana (perdendo in finale con l’Olanda). In questa vittoria, oltre al talento degli atleti italiani, c’è l’ingegno politecnico dell’Alumnus Pietro Ravasi, Ingegnere Meccanico, che ha progettato e sviluppato per la Nazionale una carrozzina ad hoc.

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Pietro Ravasi (al centro con la polo grigia) festeggia l’argento con la nazionale italiana

Nel 2014 Pietro Ravasi aveva condiviso con la community la sua storia di meccanico per il mondo dell’hockey in carrozzina che è iniziata nel suo box per la squadra di Monza fino ad arrivare alla Nazionale.
Una bellissima storia fatta di volontariato, sudore, ingegno, determinazione, cuore e tanta passione.

Se ve la siete persa, potete leggere la sua storia qui di seguito!

Pietro_Ravasi1“Sono Pietro Ravasi, Alumnus Polimi Ing. Meccanica del Polo di Lecco e mi sono laureato nel 2003.
Ho scritto all’AlumniPolimi per raccontare la mia storia che non nasce dal mio lavoro di tutti i giorni ma dalla seconda parte della mia giornata: sono meccanico volontario per la messa a punto di carrozzine di una squadra di wheelchair hockey: la A.S. SHARKS MONZA ONLUS”.
Il wheelchair hockey è l’hockey in carrozzina elettrica per persone diversamente abili, affette da patologie neuromuscolari. In Italia ci sono 26 squadre, 10 in serie A1 e 16 in serie A2 che sono raccolte sotto la FIWH, Federazione Italiana Wheelchair Hockey.
In campo entrano 5 giocatori, ogni giocatore può utilizzare una mazza da hockey oppure uno stick (una croce di plastica bloccata solidalmente con la carrozzina) per le patologie più gravi.
Per il gioco si utilizza una pallina di plastica cava e bucata per motivi di sicurezza, le carrozzine elettriche possono essere modificate entro determinate regole strutturali e devono avere una velocità massima consentita.

Gli Sharks di Monza hanno due squadre che giocano nel campionato nazionale di wheelchair hockey (una in A1 e una in A2). Alcuni giocatori fanno parte della Nazionale italiana e hanno partecipato al campionato europeo e a quello mondiale.

Inoltre, dal 2014, grazie al mio lavoro di volontariato fatto di passione ingegneristica e desiderio di aiutare chi è meno fortunato di me, sono diventato meccanico ufficiale anche della nazionale italiana.

Come è iniziata questa mia avventura?

Nel 2006 conobbi Mattia Muratore (il vicecapitano degli Sharks) in una palestra di Vimercate. Una sera passando di lì avevo notato in bacheca delle foto di questa squadra e, avendo l’hobby della fotografia, le avevo considerate davvero brutte! Così chiesi a Mattia se avessero bisogno di un fotografo per migliorare il loro book fotografico e lui accettò la mia proposta con entusiasmo. Iniziai con la partita di Coppa Italia al Palacandy di Monza a maggio 2006, poi mi coninvolsero in altri eventi.
Al Palacandy incontrai Luigi Parravicini (capitano e Presidente degli Sharks) che si occupava anche di aggiornare il sito della squadra. Così iniziò la nostra collaborazione fotografo/web editor che ben presto si traformò in una grande amicizia.

Da fotografo a meccanico il passo è breve…

Oltre alle foto, cominciai a rendermi utile in vari modi, dando una mano nel trasporto dei ragazzi con il furgone preso in prestito dall’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, sezione di Monza. Nel frattempo mi accorsi che avevano bisogno una mano per la manutenzione delle carrozzine e per la realizzazione delle protezioni per i piedi. All’epoca non esistevano ancora le carrozzine da gioco, i primi modelli “pro” sono iniziati ad arrivare in Italia intorno al 2011. Così, mi misi subito all’opera e inizai a realizzare i disegni per alcune protezioni.

Inoltre, poichè Luigi aveva bisogno di una carrozzina nuova, investendo un po’ del mio tempo libero, gli promisi che l’avremmo progettata e realizzata insieme. Lui avrebbe messo tutta la sua esperienza di usabilità (tantissimi anni di attività in questo sport) e io il know how, l’impegno e la determinazione, armi preziose dell’ingegnere meccanico del Polimi.

Partimmo da un foglio bianco. E poi, gli ingombri dei motori, le batterie, la centralina e il joystick… e iniziammo ad abbozzare le linee (105 disegni in totale) fino ad arrivare al primo prototipo.

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Pensare in grande in un mercato piccolo

Il passaggio del primo prototipo alla preserie ha visto alcune migliorie e una modifica sostanziale dell’ammortizzatore speciale per il posteriore, “arma” che, tra l’altro, abbiamo brevettato. Dopo innumerevoli test, modifiche e tanto sudore, siamo arrivati alla nostra prima creatura, progettata e assemblata interamente da noi.
Fu veramente un successo tanto che abbiamo cominciato a pensare in grande: il nostro sogno è realizzare una carrozzina elettrica per il wheelchair hockey commerciabile su larga scala.

E’ qui che la storia inizia a farsi più complessa, perché il progetto è completamente autofinanziato e, come potrete immaginare, gli sponsor sono pochissimi per uno sport che, in Italia e in Europa, non è proprio popolare come il calcio…

Le carrozzine attualmente in commercio, oltre a costare 15.000 euro, hanno numerosi problemi funzionali per lo sport in questione e devono essere modificate ed adattate, spendendo ulteriori soldi. Inoltre non c’è una seria assistenza post vendita e le modifiche sono effettuate dalle varie ortopedie dove il personale non è altamente qualificato sulla parte “sportiva” del prodotto. Le carrozzine poi non sembrano essere molto prestazionali e il rapporto qualità-prezzo è abbastanza basso.

Quella realizzata da noi, è stata pensata tenendo ben saldi i seguenti principi:

  • sicurezza (ogni tanto qualcuno perde letteralmente i paraurti)
  • prestazioni (spesso le carrozzine si bloccano per problemi di surriscaldamento)
  • semplicità nell’uso (montare gli stick su alcune carrozzine è davvero un’impresa)
  • semplicità nella manutenzione (più tempo si risparmia per sistemarle, più ci si può allenare!)
  • ergonomia e confort (braccioli e joystick che si muovono anche se bloccati)

I commenti positivi e l’interesse suscitato dalle nostre carrozzine quando le abbiamo esibite al campionato del mondo, ci hanno fatto dire: “Coraggio, crediamoci. Il nostro progetto non può rimanere solo un sogno!”

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Forza Sharks e forza Alumni!

A questo secondo lavoro dedico parecchio tempo e vedere le mie competenze di ingegnere al servizio di questo sport così particolare è una delle mie più grandi soddisfazioni.
La storia mia e degli Sharks, che ho voluto condividere con la community, è anche una richiesta di supporto agli Alumni Polimi: venite a tifare gli Sharks (tutte le info qui) o inviatemi qualche consiglio per far cresce il progetto (il mio profilo su AlumniPolimi)!
Sono sicuro che tra i 34.000 iscritti alla community le idee non manchino.”

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