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Linda Greco, Laureata in Architettura al Politecnico di Milano nel 2006, racconta il progetto del Padiglione Expo di Israele, del quale ha seguito la costruzione con PRR Architetti, Studio di Architettura di cui lei è partner, con il ruolo di local Architect.

Ecco la sua testimonianza raccolta per la community dei Laureati del Politecnico di Milano:

“Lo studio PRR Architetti (Pivetta, Restelli e Rigoni, i cognomi dei tre Alumni Polimi fondatori) ha sede a Saronno e nasce più di 20 anni fa. Sara Pivetta e Stefania Restelli erano compagne di Università, Stefano Rigoni ha conosciuto Sara (oggi sua moglie) qualche anno dopo in Germania per lavoro.
Io sono l’ultima arrivata, ho iniziato a lavorare con loro nel 2005 per poi diventare socia durante l’esperienza di Expo.

PRR Architetti
Nello studio, oltre ad esserci una grande intesa progettuale, c’è sicuramente una forte coesione umana. Il clima tra noi è sereno e piacevole. Eccetto la normale tensione da lavoro quando le scadenze si avvicinano, in studio c’è un grande aiuto reciproco e unione: un po’ come se fossimo compagni di classe…

Com’è nato il Progetto del Padiglione Israele

Il progetto per il padiglione Israele di Expo è nato grazie al networking.
Un architetto amico di Sara, Stefano e Stefania tempo fa collaborò con una collega dello studio israeliano KKA (Knafo Klimor Architects) che ha sviluppato il progetto architettonico del Padiglione Israele. David Knafo è, nello specifico, l’architetto progettista.

Grazie ad un giro di segnalazioni all’interno della nostra rete di Architetti, il nostro nome è arrivato sulla scrivania dello studio e così PRR ha partecipato alla fase di selezione, seguita sia dalla compagnia appaltante Avant Video System sia dal Project manager di KKA.

Noi di PRR abbiamo svolto il ruolo di local Architect per la costruzione del Padiglione.

linda-greco-padiglione-expo-israele-prr

Il nostro compito è stato, prima quello di rendere agibile ed edificabile il progetto in base alle leggi italiane e le regolamentazioni di Expo, in secondo luogo abbiamo svolto la direzione lavori seguendo il cantiere nello sviluppo di tutti i dettagli riguardanti la realizzazione concreta.
E’ stato curioso e per certi versi confortante vedere come dei colleghi stranieri facessero tanta fatica a capire le nostre difficoltà burocratiche nel portare avanti un progetto in Italia.
La loro domanda classica era: “Why not?”.
A Padiglione finito posso dire con soddisfazione che l’abilità è stata quella di realizzare un progetto complesso anche se temporaneo districandoci nella giungla burocratica italiana, orchestrando un complesso equilibrio tra culture ed esigenze diverse.

Sicuramente abbiamo trovato in KKA dei professionisti davvero validi che ci hanno consegnato un progetto molto curato. Questo certamente ha reso il lavoro più facile.
Il nostro principale lavoro nella fase di costruzione è stato quello di sviluppare dettagli in cantiere, in parte poiché il progetto di un edificio temporaneo ricevuto non arrivava a questo grado di approfondimento, in parte poiché abbiamo adattato le tecnologie costruttive scelte da Israele alle nostre: il ruolo del local architect è stato fondamentale.
E’ stato necessario realizzare una sorta di redetailing di quello che era stato pensato nel progetto, rispettando la forma e il concept del progettista israeliano.

Se spostiamo lo sguardo sul tema di Expo, il padiglione Israele è sicuramente fra quelli che ha risposto meglio alla domanda “come nutrire il pianeta?”
Le risposte si trovano proprio nella tradizione di ingegneria agricola che ha trasformato Israele in un territorio ricco di risorse legate alle grande varietà di coltivazioni.
Il padiglione Israele è in questo caso un ottimo esempio di vera collaborazione tra Architettura, Ingegneria, Ricerca e Tecnologia.

All’interno del Padiglione di Israele il visitatore viveva, in un’immediata e potente esperienza visiva, un meraviglioso viaggio nell’ingegneria agricola con uno sguardo verso il futuro dell’umanità. Israele ha messo a disposizione dei visitatori le competenze acquisite in questi anni, come un grande “granaio di conoscenze”.

Per entrare nella loro cultura e capire fino in fondo il concept di questo edificio, AVS ha voluto che noi, insieme alle altre figure professionali coinvolte nella costruzione del padiglione, visitassimo Israele per alcuni giorni.
Abbiamo fatto visita a un Moshav, uno delle tante comunità agricole situate nel deserto dove abili tenaci e abili contadini sono riusciti a coltivare peperoni, pomodori, datteri… E’ stato un viaggio molto intenso e interessante.

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Il team del Padiglione di Israele per Expo 2015

The best of Expo: secondo Linda Greco
Expo ha offerto tantissimo materiale ma bisognava essere bravi a selezionare le cose più interessanti.
Personalmente ho apprezzato tantissimo il Padiglione dell’Inghilterra che aveva un’ottima risposta alla domanda “nutrire il pianeta” e il Padiglione dell’Australia che aveva un’atmosfera stupenda: ti sentivi davvero immerso in un altro luogo.
Trovo molto belle le sistemazioni esterne di tutto il sito di expo che in parte dovrebbero rimanere anche dopo la chiusura della fiera, diventando, forse un giorno, parte integrante futuro della nostra città. Per il ring esterno alla piastra è stata creata una nuova fascia boschiva che prima non esisteva in tempi brevissimi: è davvero affascinante; un’eredità importante che Expo lascerà a Milano.

“Architetti che fare?”
Un mio consiglio ai giovani Architetti? Specializzatevi!

E’ vero che il settore oggi richiede multidisciplinarità ma secondo me è necessario avere anche una specializzazione jolly come carta in più per creare collaborazioni di valore tra professionisti di altri campi.
Come afferma lo stesso David Knifo, un po’ architetto e un po’ filosofo, oggi è fondamentale progettare il lavoro, capire sempre più in anticipo quali sono le future opportunità nel settore dell’Architettura per poter trovare nuovi clienti e nuove aree di business.
La prima fase progettuale è strategia.

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