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Giovanni-Maria-PedraniAbbiamo incontrato Giovanni Maria Pedrani, Ing. Elettronico del 1995, e ci ha raccontato la sua carriera di scrittore, parallela a quella di ingegnere, Service Manager in RCS MediaGroup.

Un altro ex studente del Politecnico di Milano scrittore: come Emilio GaddaGianni Biondillo, Giancarlo Spagnolini, Isabella Pesarini, Giancarlo Buratti e Riccardo Bianco Mengotti.

Ormai non è più un caso!

Sei indizi, come direbbero i nostri Alumni giallisti, fanno una prova… Gli ex studenti del Poli sono veri e propri artisti. Come per gli altri colleghi scrittori politecnici, lo abbiamo sfidato ponendogli la classica domanda: “Come si coniuga l’idea di un ingegnere che è anche autore”.
Quello che è nato è una piacevolissima dissertazione sul tema.

Buona lettura!

“La vostra è una domanda che mi viene posta molto spesso. In particolar modo alle presentazioni dei miei libri.

Potrei lasciar fare alla letteratura, che risponde già a questa domanda ricordando scrittori-ingegneri da Emilio Gadda a Luciano De Crescenzo. Ma il quesito è legittimo. Nella mente delle persone che incontro, lo stereotipo dell’ingegnere è costituito proprio da alcuni soggetti con la testa quadrata che mi sono stati compagni di banco sin dal primo anno di università. Erano ingegneri prima ancora di aver sostenuto un solo esame del loro piano di studi! Logica che rifiuta la fantasia; assenza totale di umorismo; unica leva che solletica la loro eccitazione: un nuovo computer che riesce a fare i calcoli più rapidamente di quello che hanno a casa.

In uno dei miei ultimi libri ho scritto che “il vero ingegnere” in realtà è fatto per metà di fisica, per metà di matematica e per metà di cuore. Tre meravigliose metà che costituiscono un sovrabbondante intero perfetto. Senza una sola di queste tre metà, l’ingegnere sarebbe mezzo vuoto.

Ed è con tutte e tre che mi sento un autore completo. Lo stesso “occhio” che mi fa capire se una struttura disegnata in un esercizio di scienza delle costruzioni sta in piedi, senza bisogno di fare un solo calcolo e lo stesso intuito che mi fa dire che un circuito funziona, senza farci passare dentro la corrente, sono i componenti di quella sensibilità in grado di capire la realtà e di saperla descrivere.

Sono autore perché sono ingegnere.

Ero ingegnere prima ancora di laurearmi e di iscrivermi all’università.

Il sillogismo vuole che l’ingegnere diventi tale perché è stato il suo istinto di autore embrionale a portarlo al Politecnico.

Senza scomodare la filosofia in una dissertazione volta a dimostrare che autore e ingegnere sono sinonimi, è l’esperienza che, almeno per quanto mi riguarda, ha parlato per me.

Gli scritti giovanili “belli” che sono rimasti, non sono quelli prodotti sui banchi del liceo, dove la nostra scuola ci bombarda di letteratura. Sono proprio quelli nati nelle vecchie aule del Politecnico, fra una lezione e l’altra, oppure per distrarmi durante l’ennesimo ripasso d’esame. Certo, erano evocati da un contesto cittadino più ampio, stimolati dall’autorevolezza accademica e conditi da quel pizzico di “dolore” che deve patire sempre ogni autore, in questo caso per la lontananza da casa, per la fatica pendolare e per il grigiore della metropoli.

In quelle semplici opere c’erano più maturità e sensibilità di tante parcheggiate sulla carta per dovere e per imitazione.

Ogni ingegnere ha la sua storia.

La mia è una delle tante.

Studiavo, frequentavo, facevo il pendolare dalla provincia al capoluogo, talvolta aiutavo i miei genitori che avevano un’attività in proprio.

Dopo la laurea ho trovato subito un impiego (meraviglioso pregio di questa facoltà). Ho lavorato per una società di consulenza che mi portava presso vari clienti e dopo qualche anno sono entrato in una multinazionale che mi accoglie tuttora.

E la scrittura?

Quella c’è ed è rimasta sempre con me. Proseguendo il citato connubio fra le due figure, non si può smettere di essere ingegnere e non si può smettere di essere autore.

Si può fare un lavoro diverso dall’ingegnere e dallo scrittore, ma si rimarrà sempre entrambi.

Come se fosse una carriera professionale da vantare sul curriculum di un ingegnere, la mia strada nel mondo editoriale è proseguita in parallelo. Ma noi sappiamo che in realtà non c’era la distanza che separa due binari, perché le due vite erano e sono rimaste sempre intrecciate nelle corde dello spirito.

Nel 2004 ho iniziato a partecipare a dei concorsi letterari e la mia vita di autore riservato e conseguentemente anonimo si è aperta al pubblico. In una decina d’anni ho ricevuto riconoscimenti a un centinaio di premi, ho pubblicato otto libri da solo e una trentina in antologia con altri. Nella quarta di copertina di ognuno di essi, dove è stampata la biografia, c’è scritto sempre: “Giovanni Maria Pedrani, ingegnere, autore per passione”.

Se volete contattarmi, ecco il mio sito: http://www.giovannimariapedrani.it/

E-Mail: giovannimariapedrani@giovannimariapedrani.it

Alcuni dettagli della mia biografia letteraria.

Le ultime opere firmate col mio nome sono:

  • 7.16 in ritardo – ovvero manuale del perfetto pendolare – Libro umoristico
  • Lettera a Francesco – Testimonianza di vita
  • C’è un cadavere sul treno – Assassinio sul Malpensa Express – Romanzo Thriller
  • Self Control – Raccolta di racconti noir
  • Nebbie d’estate – Romanzo thriller
  • Il sonno di Cesare– Raccolta di racconti noir

Con uno pseudonimo ho pubblicato delle favole illustrate per bambini.

In antologia con altri autori ho realizzato opere che sono state inserite in libri editi da importanti case editrici: Mondadori, Robin, CSA, Laurum, Ex-Cogita, EDUP, Amazon, Marco del Bucchia, Lineadaria, Sensoinverso e altre ancora.
Fra i concorsi letterari vinti o per cui ho ottenuto una qualificazione ci sono premi prestigiosi: “Carabinieri in giallo”, “Energheia”; “Esperienze in giallo”, “Murderparty”; “Angelo e Angela Valenti”; “Giallolimone”; “Salvatore Quasimodo”; “Carlo Ulcigrai” ecc.

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