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ProfiloAvete mai sentito parlare di Design Thinking?

In questa storia Fabio Della Fiorentina, Alumnus del Politecnico di Milano in Disegno Industriale del 2005 racconta la sua evoluzione naturale da Designer a Manager di un’azienda internazionale, leader nel campo dell’arredamento di ufficio. In questa società il Design interviene in ogni processo lavorativo. Fabio non crede ai suoi occhi e gli sembra di essere tornato professionalmente a casa.

“Mi ricordo ancora il momento in cui ho ricevuto la notizia di essere stato ammesso ai 650 posti del CDL di Disegno Industriale, malgrado il test di Ingegneria Meccanica fosse il piano B, avevo sempre sperato di poter rientrare in quella lista che sembrava così corta. Dopo 3 anni di indirizzo Prodotto, 1 anno di Interni ed un Laboratorio di Sintesi Finale in Transportation Design mi laureo e faccio la scelta che affascina molti studenti di Design, aprire una società con alcuni amici e compagni di studi. Avevamo tutti lavorato nel tempo libero durante gli ultimi 5 anni, coltivato contatti ed esperienze con alcune aziende e quindi ci siamo detti: “perchè non provare?”

La nostra società si occupava di servizi legati al design per piccole e medie imprese, eravamo 5 persone (4 designer+1 bocconiano che gestiva la parte amministrativa) e sostanzialmente creavamo piccoli prodotti, brochure, siti web, rendering…

L’esperienza è stata molto positiva, abbiamo imparato molto sul campo, ma eravamo sicuramente molto giovani e con ambizioni e passioni troppo diverse. Decidemmo così di chiudere la società e di intraprendere le carriere da “solisti”.

La mia prima esperienza fu in una società che produce arredi mediante stampaggio rotazionale, mi presentai da loro con quello che mi avevano insegnato al Politecnico: un portfolio di prodotti compatibili con il loro processo produttivo e che potessero piacere al proprietario tanto da convincerlo a scegliere me! Con un po’ di fortuna trovai la strada giusta ed il prodotto è ancora in produzione, passai alcuni anni con loro come responsabile dell’ufficio design, ma successivamente ed inaspettatamente il mio percorso lavorativo prese una piega differente.

Chiamato a lavorare in una società di arredo per ufficio, mi ritrovai a contatto con l’aspetto economico e manageriale del design: non dovevo più creare, ma interpretare le esigenze dei clienti e trasformarli in layout, gestire la parte economica legata all’offerta ed alla trattativa, fino alla chiusura del contratto. In questo momento ho capito ed apprezzato alcune competenze che il Politecnico di Milano mi aveva trasmesso; non solo la creatività, ma la capacità di gestire l’intero processo creativo, dalle basi culturali di Maldonado fino all’interpretazione di un bilancio e di una strategia di marketing; ero in grado di potermi rapportare a tutte le figure professionali che ruotavano intorno al progetto.

Da questo momento la mia carriera ha subito una svolta e per questa azienda ho aperto alcuni mercati all’estero partendo dal Middle East fino alla Russia ed all’Europa: esperienza che mi ha fatto entrare in contatto con culture molto diverse e ricordo ancora quando nel poco tempo libero tra i meeting giravo con la mia macchina fotografica per catturare tutto quello che intorno a me sembrava così diverso e strano. Dopo 3 anni sono stato chiamato da una multinazionale svedese del settore arredo per ufficio come Account Manager, occupandomi principalmente dello sviluppo e applicazione dei contratti internazionali siglati dalla casa madre.

Il passaggio è stato notevole in termini organizzativi, da un’azienda famigliare di stampo nazionale e price driven, all’azienda numero 1 in Europa, con uffici in 42 paesi e con solo 6 italiani su quasi 2500 dipendenti. Ancora una volta mi sono venuti in mente gli esami di economia ed organizzazione aziendale, ma anche quelli di Teoria e Cultura del Disegno Industriale del Prof. Chigiotti su Alvar Aalto e mi sono reso conto che ancora una volta il Politecnico (che in tante occasioni ho onestamente criticato) mi aveva fornito gli strumenti per sentirmi a mio agio, di poter capire, contribuire e competere in un’organizzazione complessa e multiculturale.

Il mio lavoro partiva dall’interpretazione di un contratto, alla creazione della strategia sull’Account, alla gestione della parte creativa con la designer dell’ufficio tecnico fino alla stesura dell’offerta economica, la contrattazione e la pianificazione logistica della messa in opera. In ogni singola fase ho applicato una conoscenza trasmessami dal corso di laurea.

Forse questo apprezzamento per ogni singolo esame significava che stavo diventando vecchio? Seguendo una legge quasi diabolica, dopo circa 3 anni sono stato contattato dall’azienda in cui lavoro attualmente: Steelcase. Il settore è sempre l’arredo per ufficio, la dimensione e la complessità è aumentata ulteriormente. Siamo la prima azienda al mondo con un fatturato di oltre 3mld di dollari, quotata al NYSE e con una struttura organizzativa definita GIE (Globally Integrated Enterprise).

Faccio parte di un team di circa 50 persone distribuito in 42 paesi differenti, riporto ad un manager basato a Tel Aviv. Fino a qui niente di nuovo, esistono società americane più grosse e più distribuite, ma ciò che la rende unica nel settore è l’approccio insight driven e la struttura organizzativa. Tralasciando il primo punto che è legato prettamente alla cultura aziendale ed al core business, quello che mi ha conquistato è la struttura interamente basata sul Design Thinking. Per la prima volta in anni di lavoro, le logiche del design modellano la cultura aziendale, i processi lavorativi e l’interazione tra le persone. Tutti i dipendenti sono stimolati ad innovare e non ci sono limiti al contributo che possono dare. Ogni singola attività è basata sui 6 step della User Centered Research: studiare, osservare, sintetizzare, creare, prototipizzare, misurare e se i risultati non soddisfano ricominciare il ciclo per una constante ed incrementale innovazione legata alla reiterazione.

La mia figura professionale ora è definitivamente manageriale gestendo la rete di società di progettazione presenti in Italia e creando per loro nuove opportunità di business, ma il design non è più l’oggetto del business, è l’azienda stessa. Organizziamo booklab session ogni 6 mesi in cui scambiamo opinioni su un libro legato alla creatività, i meeting sono workshop in cui mediante lavori di gruppo tutti contribuiscono attivamente, collaboriamo quotidianamente con IDEO, il MIT, Stanford e molte prestigiose università mondiali (una collaborazione è agli albori anche con il Politecnico di Milano) con lo scopo di studiare quali sono i punti critici legati all’ambiente di lavoro e come trasformarli in fattori di successo ponendoci come partner delle più grosse leading company mondiali. Quando mi è stato chiesto dopo qualche mese dall’assunzione quale fosse la mia prima impressione, la mia risposta è stata che dopo tanti anni mi sentivo tornato a casa, che questo “Design Thinking” che questa società tutti i giorni cerca di insegnare ai propri dipendenti con background differenti dal mio…beh per me è molto naturale perchè è quello che mi è stato trasmesso dal Politecnico di Milano, è come la mia mente ragiona ed io mi sento per la prima volta professionalmente a casa.

Non è stato per niente facile trovare la strada giusta, l’insegnamento che ne ho tratto è quello di non arrendersi mai, valutare bene le opportunità che ti si parano davanti perchè magari non è il lavoro della vita, ma una passo necessario per raggiungere il tuo obiettivo.

Ho imparato a coltivare le mie passioni e a sfruttarle nel lavoro, a lavorare bene per farsi notare, ad adattarsi a tanti contesti diversi.

Quello che mi rende più orgoglioso è poter dimostrare che i Designer del Poli non sono i creativi astratti che disegnano bozzetti nei centri stile, ma sono professionisti in grado di giocarsela ed essere anche superiori ai laureati della Bocconi o agli stessi Ingegneri.

Mi piacerebbe molto poter un domani contribuire all’insegnamento del Poli perchè tra le cose che mi erano mancate c’era sicuramente la possibilità di parlare con chi si era laureato come Industrial Designer e potesse capire e condividere l’esperienza.
Troppe volte ci confrontavamo con Ingegneri o Architetti che davano una visione parziale della professione. Per ora stiamo iniziando a parlare con il Prof. Zurlo, persona eccezionale, vedremo di fare qualcosa per il Politecnico, sarebbe per me motivo di orgoglio.

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Lo sai che…

  • Un Alumnus Polimi pluripremiato e guru del Design Thinking è Mauro Porcini, Chief Design Officer di PepsiCo.
    La chiave del suo successo professionale sta nell’abilità di integrare il design industriale con una visione strategica che guarda all’innovazione e alla ricerca.
    Mauro Porcini fa parte anche del Minds Shaping the World. Leggi la sua scheda

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